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lunedì, dicembre 16, 2002


NOBEL PER LA CARITÀ - In Vietnam, come in Afghanistan e Cambogia, ogni anno molti civili muoiono o rimangono mutilati a vita (di arti, occhi o altro) a causa delle mine antiuomo o di altri tipi di bombe rimaste seppellite nella terra, dimenticate là dopo i vari conflitti bellici.
Recentemente questi orrori sono balzati sull'onda delle cronche internazionali in seguito all'attacco Usa sull'Afghanistan (in Italia Gino Strada ad esempio ne ha parlato molto), ma la morte in differita che molti Paesi così detti civili e industrializzati infliggono a Paesi antagonisti, con loro in conflitto, rappresenta la modalità più vigliacca ed ignobile della lotta tra uomini per il potere, presente sul globo terrestre.
Con l'età moderna è stato promosso, come fosse un "progresso", un nuovo modo di colpire ed eliminare le persone: la morte a sorpresa, inindentificabile, irrintracciabile, quasi non dipendesse dal reale fautore. Si mette la mian e si alscia che sia il "caso" a dewcidere chi far saltare in aria. È forse cinismo deresponsabilizzato?
In questa età moderna si può morire non per un motivo preciso, ma per una dimenticanza, per un odio scemato nell'oblio, per una sorte beffarda e indifferente, per l'egoismo di manovre politiche inumane.
Un nemico invisibile e inafferrabile attanaglia, ancora oggi, milioni di persone.
"La guerra è finita, dicono, ma qui ancora si muore per le bombe".
Da molti anni esiste ed opera la Fondazione umanitaria che riunisce i veterani del Vietnam, la "Vietnam Veterans of American Foundation", che si occupa anche di questo terribile problema, ormai divenuto una delle piaghe più diffuse nei Paesi afflitti da guerre e abbandonati al loro destino.
Perchè vi racconto tutto questo? Perchè lo scorso anno questa fondazione (VVAF) ha assegnato a Loung Ung, portavoce della Cambogia per la Campagna di liberazione delle mine nel mondo, il suo premio Nobel, chiamato "Nobel per la Carità", riconoscendole l'importante attività divulgativa e di sostegno riguardante le migliaia di vittime civili che dagli anni '60 circa ad oggi continuano ad essere devastate dalle mine.
Loung Ung ha infatti scritto un libro autobiografico, besteller in Usa, che racconta la tragedia della sua famiglia dilaniata dalle mine antiuomo e dal genocidio di massa che i Khmer rossi di Pol Pot consumarono dal 1975 al 1979 in Cambogia: "First they killed my father". La traduzione italiana del libro si intitola "Rouge" ed è edita da "Le vespe"


 


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Immagine di bimbo che saluta. Ciao e a presto!

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