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domenica, febbraio 10, 2002


sono come un trapezista che si lancia da un'asta a quella vicina, volando nel vuoto assoluto, nel silenzio ansioso del pubblico pagante, tra sospiri trattenuti di bimbi sorpresi e sigari che si consumano tra le dita, mentre le bocche aperte guardano in su, alla ricerca di un finale sicuro. il mio salto è impavido, senza spiegazioni e ricama volteggi personalizzati nell'aria rarefatta e densa di una serata come tante altre, ma nel mio momento, in quell'attimo protagonista che mi segna come un tatuaggio sulla pelle. sono io che volo, che lascio la presa e ne cerco una seconda. fluttuo nei nervosi fasci di luce che seguono le mie gambe, il mio corpo inerziale e folle. la paura mi brucia la pelle, mi arde le labbra, ma volo di un ellisse perfetta e non mi fermerò, fino a quando le mie mani saranno intrecciate alla meta. là sotto non c'è più rete, l'ho fatta togliere, perchè non c'è volo senza rischio, non c'è successo senza sfida e voglio volare senza protezione, senza sicurezze, perchè questo è un esercizio difficile e affascinante, seducente in ogni centimetro di volteggio e non potrebbe darmi la stessa pienezza se lo eseguissi con protezioni. ho imparato che le certezze stanno nel movimento, nel divenire, che non sono un finale ma un inizio, che dànno lacrime e fiato alle nostre scelte, in ogni attimo della giornata, ma che non si possono leggere a priori, vanno ascoltate mentre gli chiediamo spiegazioni. le certezze sono sfuggenti e mutevoli e giacciono nelle ciglia distratte. di certezze è scarbocchaito il mondo. dovrò solo riflettere su quei segni ed interpretare le ragioni migliori, quelle più adatte alle mie geometrie. ogni trapezista ama la vita e sfida la morte, gioca un duello all'ultimo sangue con sè ed il destino e richiama su di lui gli occhi e le menti di centinaia di inermi spettatori. questo volteggio è solo mio, tu potrai decidere se guardarmi e spezzarti il fiato o uscire dal tendone a strisce. il segreto sta nei nervi saldi e nella visibilità, nel vedere l'asta già mia, già nelle mie mani e sapermi abbracciato a quel sogno sinuoso. detrminazione, caparbietà, ostinazione: tutti modi di essere dentro a quel sogno, di penetrarlo con pazzia ed ilarità. non ho rimpianti, solo formiche nelle gambe e fuoco nella tesa. nel petto c'è un leone, in gola un serpente. la paura incrina le sensazioni, ma mi sembra di non sentire nulla. ho anestetizzato l'incertezza, la velocità, il sorriso. ho congelato tutto per quel volo, per quel salto. lassù sentirò o sarò legno. hai un brivido sul collo, lo vedo da quassù, da questi pioli metallici che mi conducono al lancio, alla perla del mio gioco. un trapezista vola senza domande, senza perchè, pensando già all'arrivo, alla conquista che diventa un nuovo inizio. durante quel volo muoio mille volte e altrettante risorgo, fino all'atterraggio dove sono luce e fiamme. questo è un volo, il mio. non ci sono regole, non c'è normalità, non esiste routine. puoi fare le prove, inventarti schemi, calcolare tutto, ma una volta lanciato il corpo sarà solo l'istinto a guidarti ed il destino sceglierà per te le carte ed i colori. sarò lassù, in volo, solo. tu guardami e non abbandonarmi mai, perchè sarai nella traiettoria del mio sguardo, del mio cadere verso di te.


 


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Immagine di bimbo che saluta. Ciao e a presto!

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