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domenica, febbraio 10, 2002


ritorna minacciosa l'ombra del morbo della mucca pazza, come un segno premonitore di uno sbandare impazzito dell'uomo. ultimamente si sentono solo notizie di questo tipo, "eccessi" che producono panico o che preannunciano disastri incontenibili o, più semplicemente, imprevedibili. l'allarme smog è una di queste notizie, come la riflessione sul divorzio del Papa o le manifestazioni antiglobalizzazione che punzecchiano l'intero globo come morbillo, che rende febbricitante anche il più benestante dei paesi. il duemila ha aperto un'era di grossi fermenti, di radicali cambiamenti che mieteranno vittime e deporranno sui tavoli dei governi conti esorbitanti in termini non solo monetari ma soprattutto civili. qualche sera fa in tv hanno ricordato che la famiglia odierna è in crisi, che c'è una perdita di valori e di certezze, che diventa sempre più difficile credere nelle istituzioni, nel matrimonio e nel rapporto genitori-figli. tutto ritorna a lei, a quell'ovulo fecondo che genera la vita, che cova le promesse di domani, che nutre gli individui: la famiglia. nonstante la retorica spinta che accompagna questi discorsi, ho finito col riflettere sul significato delle nostre esistenze, su come ognuno di noi sia chiamato a giocare una partita col destino, mediata da pochissime regole accettabili e minata da troppi imprevisti. l'attualità fornisce bollettini di vita, di tentativi di vita, di fallimenti di vita. sembra sempre che siano più importanti o difficili altre cose, mentre la prima vera sfida è "vivere", col corpo e la mente, ed in certi casi questo lascia il posto alla sopravvivenza o al lasciarsi vivere. tutti abbiamo due esistenze: una dentro alla famiglia e una seconda fuori, nel mondo, a contatto con l'esterno. chiudersi dentro alla prima uccide una parte di noi. fuggire nella seconda abbandonando la prima squarcia a metà l'identità della persona. è difficile equilibrare queste due esistenze, compenetrarle, fonderle, armonizzarle. questi due mondi, raggomitolati dentro noi stessi, macchiano indelebilmente la nostra voce, la pelle, lo sguardo e ci portano ad atteggiarci in un certo modo. ritengo che la sfida più grande sia realizzarsi come "essere umano" più che "fare cose". ultimamente scopro progetti "umani" su di me che hanno dell'inatteso, dell'incredibile e ritengo che dialogare con la gente, amare qualcuno, accudire i propri familiari o rimettere in piedi una famiglia che va in pezzi sia ben più difficile che laurearsi o progettare il ponte sullo stretto di messina.


 


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Immagine di bimbo che saluta. Ciao e a presto!

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