mercoledì, febbraio 13, 2002
a fine marzo si terrà la prima biennale d’architettura dell’avana: "...Preservare il genius loci di un ambiente urbano e progettare su di esso, in maniera creativa ed originale, la città del futuro..." città del futuro. questo modo di definire le città che saranno abitate dalle generazioni future ha del magico ma anche del sarcastico. cosa significa "città del futuro"? le città sono vive da centinaia di anni, da sempre. non esistono città del futuro, ma città che si evolvono, che crescono, che cambiano. città che cambiano. ma questo cambiamento a volte non c'è, o meglio, è solo un cambiamento verbale, tecnologico (dove possono permetterselo), di mercati. il vero cambiamento, quello di mentalità, quello che ha a che fare col rispetto dei diritti civili, con la tolleranza, la multicultura, col benessere, con lo sviluppo sostenibile, non si verifica. c'è sempre troppo egoismo in giro, libero e scodinzolante, per poter credere che le città del futuro saranno per tutti. è più facile appoggiarsi all'idea di città "del futuro" ricche e città "di sempre" povere. il progresso, spesso, non viene applicato dove ce n'è bisogno, ma dove lo pagano meglio. ma alla vita non c'è fine, anche se non si sa più che valore abbia. gli architetti di domani, forse, sapranno stupirci. o almeno lo spero...
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