mercoledì, febbraio 13, 2002
comprendo il punto di vista di pier boselli (peraltro criticatissimo dal comitato mucca 103) ma mi è difficile muovere critiche precise verso ciò che ha scritto a proposito del maiale e dell'uso smodato (e contro natura) che l'uomo ne fa. l'argomento zootecnia è un tasto dolente, sanguinoso e velenoso, se vogliamo. mi riprometto sempre di formulare riflessioni più ordinate e ponderate, ma rimando sempre il momento in cui lo farò, con metodo, con lucidità. confrontarmi con tematiche allarmanti e scottanti come quello dell'allevamento degli animali domestici mi genera sempre una certa agitazione e finisco col rimandare l'incontro con la diatriba a data da definirsi, in relazione alla forza d'animo del momento. è sbagliato, lo so, ma cambierò. o almeno ci sto lavorando. ne riparlerò certamente, ma per oggi bastino queste poche e confuse righe, che mi turberanno il pomeriggio (già lo so...) e che in molti di voi susciteranno perplessità e forse indignazione. di solito è bene non scherzare su queste cose nè sdrammatizzare eccessivamente, ma non è sano nemmeno far di tutto una lugubre tragedia. aborro quando sento dirmi: " guarda, sarò sincero, posso vedere ogni tipo di violenza sugli uomini, ma quando fanno male ad un animale proprio non resisto e mi arrabbio, reagisco, perchè gli animali spesso non possono difendersi" e di solito segue conversazione sui maltrattamenti a cani e gatti. ok, è vero, questa frase sottolinea un fatto inaccettabile, increscioso, ma al mondo di crudeltà gratuite ce ne sono tante, troppe (anche una sarebbe troppa), e quelle perpetrate sugli umani, se permettete, mi sconvolgono maggiormente. ciò, comunque, non significa che non soffra per maltrattamenti degli animali e sfruttamenti vari, anzi, parteggio sempre per il rispetto della vita, per la convivenza pacifica e l'accoglienza, per la tolleranza, verso tutte le forme viventi. chi non rispetta la natura, ad esempio, non merita rispetto a sua volta. non dimentichiamoci, però, che nessuno è perfetto e che la signora che coccola il proprio barboncino e lo incipria e pettina tutto il giorno è capace di sbafarsi una bistecca di maiale grossa così o di insultare il primo barbone che le capita di fronte oppure di abbandonare la suocera od il padre in ospizio. occorre dare a tutto il giusto peso e considerare che non tutti abbiamo la stessa mentalità o facciamo le medesime scelte. questo è un problema. un grosso problema. non avrebbero inventato la parola "tolleranza" se non la pensassimo diversamente. fossimo tutti d'accordo non saremmo qui a scannarci per un fazzoletto di terra desertica o per un goal contestato dall'arbitro. noi umani sappiamo essere indecenti, ignobili, meschini, ma anche capaci di grandi gesti, di rinunce, di scelte difficili e a rischio. sappiamo cambiare idea, ricrederci. possiamo ascoltare e dialogare, basta volerlo fare veramente. non sono vegetariana, ma nemmeno un'onnivora convinta. sono continuamente tormentata dalla mia posizione di essere umano nella catena alimentare e da questo ruolo che l'uomo si è arrogato, da questa sua posizione di predominio sulla natura, che convengo non essere giusta. sollevare queste questioni animaliste fa bene alla mente, al cuore, aiuta a riflettere e a dare a tutto la giusta importanza, a pesare tutto con bilance tarate, col buon senso, nel rispetto delle idee, delle culture, dei diritti. queste tematiche mantengono aperta una ferita sulla quale è bene discutere e crescere. dobbiamo parlarne e dobbiamo scontrarci con queste realtà parallele. il delitto sta inannzitutto nell'indifferenza.
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