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venerdì, dicembre 21, 2001


un altro paese sta scoppiando di rabbia e disperazione. In Argentina De la Rua presenta le dimissioni. Non c'è più unità nazionale, il paese è nel caos più completo, i supermercati sono stati presi d'assalto, la gente corre per le strade accaparrando quello che può, in preda all'angoscia di un presente sempre più incerto, in disfacimento. Un altro paese sta vivendo una guerra di stampo economico e dalle ferite sociali, febbricitante di rivolta con grida di orgoglio e miseria verso un nord che l'ha sfruttato, sopraffatto e ingannato. I mercati sono come le colt, hanno colpi secchi e mirati, non concedono rese nè seconde volte, raggiungono l'obietivo nel fumo caldo della resa dei deboli. "...Lo stato d'assedio - che rimane in vigore trenta giorni - sospende i diritti costituzionali e dà al governo poteri speciali per sedare i disordini. Nella speranza di porre fine alle violenze, l'esecutivo si è impegnato a stanziare sette milioni di dollari per fornire generi alimentari ai più bisognosi. Ma la situazione economica dell'Argentina è quasi disperata, con 132 miliardi di dollari di debito pubblico..." Ed io che ho appena visto il nulla telematico, il vuoto culturale nazionale, l'orfanotrofio dei contenuti, il lazzaretto dei format, sfoglio incredula un sito d'informazione alla ricerca di un punto d'appoggio. Ubriachi di nulla cremoso e profumato ce ne stiamo grassi a guardare pupazzi che non hanno più bilancine per niente, ma solo neve catodica da spararsi su per la narice del perbenismo. Là fuori sta cambiando tuitto o niente, siamo in mezzo alla rivoluzione dei derelitti, dei dimenticati... ma siamo sicuri di non avere tutti le stesse mani e le stesse facce? Domattina lo specchio dirà la sua verità...


 


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Immagine di bimbo che saluta. Ciao e a presto!

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