domenica, dicembre 23, 2001
Lo ammetto, quest'anno sento poco le festività, forse a causa di un sacco di altre emergenze insindacabili che occupano abusivamente la mia mente. Non c'è niente di strano, se leggete i sondaggi sul Natale sparsi per la Rete troverete che una buona fetta di italiani, almeno il 30%, non prova sentimenti particolarmente "buoni" verso il Natale e non vede l'ora che passi per ributtarsi su altre situazioni forse, a detta di molti, più "sopportabili". La cronaca quotidiana non ci auita affatto in questo, si passa da un estremo all'altro, dal consumismo puro e confettato fino alla miseria umana più assoluta e disarmante. bin laden forse sparirà dalla bocca degli Italiani per 24 ore (anche se ne dubito) per lasciare il posto ad argomenti che siamo soliti buttare nel cassetto per il resto dell'anno e che a Natale, volenti o nolenti, tiriamo fuori, come si fa con gli album di fotografie. Delle feste di famiglia amo solo un particolare, che può non dirvi nulla, ma che a mio avviso è l'unico brandello di motivazione che rende quel tipo di feste occasioni di ritrovo ancora con un senso. Le feste di famiglia sono paragonabili alla revisione che si fa all'auto o al tagliando. Esse sono riassunti, puntualizzazioni su ciò che si è fatto come gruppo di esseri umani che si sono ritrovati gli uni vicini agli altri, inaspettatamente, legati da sentimenti, doveri, certezze, dubbi e bisogni, disperati bisogni a volte soddisfatti altre lasciati sgolare in fondo alle scale. I dolori e le gioie diventano rughe, espressioni, modi di sorridere, movimenti delle mani, camminate, voci, toni, sguardi, sbadigli, tratti fisionomici.... i fatti accaduti e le situazioni affrontate insieme, come famiglia, si fanno corpo su di ognuno dei componenti e per quello, e per i geni, ci si assomiglia, nell'amore e nell'odio. Le prime vere guerre si fanno proprio in famiglia e il Natale alza una bandiera bianca sul campo, a chiedere una tregua lunga un giorno appena, proprio come per bin laden. Il mio buon proposito per ogni Natale è che, al di là di tutti i comportamenti, le prese di posizione, le stupide arringhe o le semplici chiacchiere, si possa comprendere a che punto si è arrivati come famiglia, come esseri umani, perchè anche se dei sentimenti, a volte, si farebbe volentieri a meno, è con quelli che ti scontri, perchè esistono e ci fanno essere e sone sempre loro a determinare che colore ha un giorno, che suono ha un ricordo, che differenza passa tra un uomo qualunque e tuo padre. Il Natale è la festa della famiglia per eccellenza e ho preso la cattiva abitudine di registrare tutto su di un nastro privato e di accucciarmi in un posticino tranquillo, sotto ai piedi degli altri, zitta zitta, in attesa di qualche flebile segnale, perchè aspetto questa revisione, desidero bollare e vidimare questa verifica, questo collaudo. Credo sia una cattiva abitudine perchè non mi lascia mai sensazioni patinate, confettose, burrose, come ogni bimbo si costruisce nella fantasia.Sforzo per sforzo, forse sarò una voce che chiama dal fondo delle scale, una volta, per poi tacere ed ascoltare il loop dell'eco dei muri, altissimi e marmorei, senza che le piante musone della pianerrottolo smuovano una sola foglia...
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