martedì, dicembre 11, 2001
Caro Babbo Natale, sono una bambina un po' cresciuta che si ostina ad indossare cappellini con scaldaorecchie anche col mezzo tacco da cenetta del sabato sera, ma credo non importi molto di cosa indossi o meno, in fondo ce la metto tutta per non dimenticami mai di quando sono stata bimba e quanto mi sia sembrato grande il mondo ogni volta che uscivo dall'automobile dei miei, una microcosmica autobianchi che aveva tutta l'aria di essere il mio vascello piratesco. In tasca porto sempre quel nasino da maiale rosa che mi fa tanto ridere e che a volte vorrei indossare anche quando discuto col capo dei risultati mensili del tal cliente, di bozze, fatture e bilanci. Un grugno rosa che sogghigna beffardo sulla seriosità cocciuta e impenetrabile degli adulti. Ti assicuro che sono stata bimba e dunque posso scriverti una letterina. È un evento perchè non te ne ho mai scritte di letterine e credimi, mi sento un po' di tremarella nelle mani. Nessuno me ne aveva mai parlato di questa fantastica possibilità di raccontarti cosa vorrei per Natale, da bimba non sapevo bene cosa centrassi con quel buffo nonnetto bianco-rosso. Non a tutti i bimbi si parla con semplicità. Ma ora ho scoperto questo ritrovato curioso ed invitante e non voglio farmi sfuggire l'occasione, tanto più che mio nipote ti ha già scritto e non vorrei esser da meno, perchè so che il 24 dicembre ci racconteremo cosa ti abbiamo chiesto e staremo tutta la sera davanti alle luci azzurre dell'albero per aspettare cosa porterai... Avrei un sacco di cose da chiederti, davvero tante, me ne accorgo solo ora che questa possibilità di parlarti mi pare così funzionale ed efficace, ma cercherò di concentrarmi sull'essenziale e di riservare attenzione all'elettricità sismica che attraversa polmoni e cuore, proprio come deve aver fatto Andrea. Ti chiedo di portarmi via per un po', lontanissimo da qui che pare sia il luogo più freddo della Terra. I termometri non lo rilevano, ma questo è il posto più gelato del Mondo, te lo posso assicurare. Scaldini ai piedi, coperte di Linus, poltrone imbottite, trapunte al miele, cappelli di cortesia, nulla è valso a riscaldarmi. Ho freddo e devo partire, ormai ho deciso, devo cercare un posto più caldo. Non ti sto chiedendo un biglietto aereo o una cuccetta sul primo orient express, ma solo un angolino sulla tua slitta. Vorrei proprio andarmene da qui per u po' tempo, non so per quanto, verso un posto caldo, solare e morbido, senza tutto questo ghiaccio e questa bora che non smette mai di soffiare. Lo so che avrai un minuto anche per me e se mi lascerai un bigliettino sul camino saprò che potrò partire ed esplorare, per tutto il viaggio fino alla meta, scucire tutte le pezze fino alla spiaggia, alla sabbia che tutto leviga e trasforma. Non te ne dovrai stare tutto il tempo là con me, le tue alci si annoieranno a morte e non mi prenderanno certo in simpatia. Basterà che mi indichi la strada, ci arriverò da sola, mi hanno quasi convinta che ce la posso fare e che per strada potrò chiedere e domandare. Andrea mi ha suggerito di chederti anche le scarpette di Peter Pan ma non importa, fa' niente, i miei scarponcini rossi andranno benissimo. Le scarpette, invece, regalale al mio capo, che ne ha più bisogno. La letterina te l'ho scritta ed è già partita per casa tua: la tua risposta avrà un suono familiare, non mi coglierai di sorpresa... o forse sì?
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