sabato, novembre 24, 2001
sul sito de la repubblica c'è in corso un sondaggio: qual'è la fotografia, tra quelle proposte dalla redazione, che rappresenta meglio la guerra? molto indicativo il fatto che la più votata sia stata quella di bush... forse sarebbe più significativa una vignetta di un umorista, come vauro, che ritornato dall'afghanistan non ha fatto altro che disegnare l'orrore e l'assurdità di una guerra che sembra sempre più scagliata contro un nemico invisibile. chi viene interpellato in merito al significato di questa guerra contro il terrorismo tende solitamente a rispondere che sì è giusto combattere i terroristi con la forza, perchè pare non ci siano altre vie efficaci, ma che in sostanza sarebbe più giusto trovare vie alternative per la pace. la verità è che siamo tutti dubbiosi, confusi, anche di fronte alla realtà più chiara. razionalmente opteremmo per la pace, per il dialogo, ma istintivamente parteggeremmo per le bombe. c'è un grande smarrimento in tutti noi, esausti per l'orrore e la violenza che ogni giorno leggiamo sui giornali, sul web o che guardiamo in tv. le notizie sono poco chiare, a volte addirittura inattendibili. tutto ciò che parte dall'area di fuoco e piombo giunge in europa e america amplificato, distorto, già inquinato da ideologie politiche faziose e rabbiose. gino strada ammette ferocemente che la guerra non è mai la giusta scelta per risolvere i conflitti internazionali e che ogni guerra porta solo altro dolore, altro orrore, e aggrava le ferite dei popoli colpiti da queste tragedie. una guerra va guardata non solo con occhi politici, ma soprattutto umani, va interpretata, credo, prima di tutto secondo il punto di vista di chi, sotto ai bombardamenti ha perso tutto, anche parti del proprio corpo e vivrà il resto della proprio vita menomato, solo e posseduto da traumi psicologici irreparabili. non voglio cadere nella retorica di bassa lega, ma ho come l'impressione che in giro non ci sia una gran chiarezza su nulla. dovremmo domandarci più spesso che cos'è realmente il terrorismo, e se, dopo l'11 settembre, non lo si sta alimentando anzichè soffocarlo. ma davvero crediamo che i terroristi veri siano dei talibani che vivono con 4-5 fucili in mezzo alla steppa afghana con le loro tre capre? davvero abbiamo paura di un popolo imprigionato nel lutto sociale e psicologico che lo incatena da vent'anni, prodotti inaccettabili ma circoscritti, di coercitive imposizioni di pochi estremisti fanatici? a mio avviso il vero terrorismo ce lo abbiamo in casa, in europa, in america, negli states, e vive di denaro, di moneta pulita o riciclata. forse avremmo potuto accettare di più una guerra contro i talibani perchè sono dei fottuti bastardi che calpestano i diritti civili... ma non si può certo scegliere di bombardare un popolo perchè vive in un modo diverso dal nostro, anche se questo modo va contro ogni rispetto umano... avrete visto sicuramente tutti sciuscià, ieri sera, e forse anche voi avete avuto l'impressione che anzichè far partire gli aerei e spendere 100 miliardi al mese per ammazzare dei civili, forse sarebbe più utile indagare sulle piste dei finanziatori del terrorismo internazionale, ingrassati da profitti di dubbia moralità, e delle multinazionali dalla doppia identità. a volte mi viene in mente l'assasinio di jfk ed il fatto che lo stesso governo, implicato vergognosamente in quell'omicidio, sia riuscito ad insabbiare tutto. la verità c'è, ma troppa gente non ce la vuole far vedere. non ci sono mai solo due strade, non ci sono mai solo due colori. bush si arroga il diritto di controllare il mondo come vuole, perchè la sua nazione è la più potente, sia militarmente che economicamente. bush si sente il re del mondo intero e crede di poter agire come gli pare, incitando gli americani con frasi patriottiche e di giustizia, che tanto hanno giovato alla storia degli usa e che da sempre sono l'ossigeno della loro società multietnica. Dio, Patria, Famiglia: i pilastri di una mentalità militare, tipicamente americana, esportata in tutto il mondo e clonata secondo le esigenze degli altri stati. i patti nato ci costirngono a far scendere in campo i nostri militari, come burattini di un pugno di politici galvanizzati da potere, prestigio, inebriati da ideologie di giustizia e verità. pare che certi principi da idee divengano ideologie e producano fotografie sfuocate di una sitiuazione storica mutante e seriamente preoccupante. non si pensa più a che tipo di giustizia sia necessaria, a quale grado di giustizia, a chi veramente merita la giustiza. si cerca la giustiza con la forza, la si identifica in altri sentimenti, la si confonde ambiguamente con ipotesi di giustizia, la si mescola all'accecata disperazione. martino e fini si sono gonfiati il petto, hanno applaudito al coraggio inimmaginabile di giovanissimi militari che per il nostro paese sarebbero pronti a morire. ma a morire per che cosa? quattro giornalisti sono stati assassinati mentre cercavano di testimoniare cosa stava accadendo nella zona di guerra; hanno trovato la morte mentre cercavano risposte alla vita, alla giustizia tanto sgualcita dentro le bocche di tutti i governatori del g8, mentre inseguivano una verità, forse la verità, a questo dolore che sta dissanguando la speranza, nascosta dietro ai fucili, alle facce rugose solcate dal vento e dal sale di altri disperati. e tutti ora ci domandiamo mestamente che senso ha avuto questa perdita, perchè queste persone coraggiose hanno dovuto pagare un prezzo così alto per la loro coerenza e la loro sete di verità. ed ecco che ritorna la confusione, che mi appare tutto sbagliato: il luogo, i protagonisti, la sceneggiatura. è una guerra sbagliata nel posto sbagliato con mezzi impropri e i comandi sbagliati. è una guerra che semina vittime sbagliate e colpisce obiettivi sbagliati. è una guerra che non fa nessuna giustizia. è soltanto la guerra del verde dei dollari e del nero del petrolio.
{ Bookmark } pappagalli verdi di Gino Strada.
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