giovedì, novembre 08, 2001
"...lanciato come un pazzo a rincorrere sempre gli stessi dannati schemi espressivi. Tu. Io. Tu ed io, in una girostra beffarda di illusioni semantiche e ridanciane. Avevo sete: di te, dei tuoi atteggiamenti rubati al silenzio, di quello sguardo sempre attento a tutto, della tua voce. Avevo un'insaziabile sete disgregatrice che mi stava prosciugando lo stomaco ed il cuore, come fossero avvolti nella carta assorbente. Liquida, sciolta, profumosa, ti inalavo in ogni tua singola cellula odorosa, nell'attesa di porre fine a simili strazianti vaneggiamenti emblematici. Non avevo nessuna scelta, non me ne avevi mai date, saresti stata ovvia, e a te non è mai piaciuta l'ovvietà. Ironicamente appoggiato a consoiderazioni gommose e subliminali, profuse a fiotti nella mia mente solitaria e ammorbata dalla tua assenza, finivo con l'identificarmi negli oggetti che ti capitavano addosso o tra le mani, negli strumenti che abitavano la tua stanza, per sentirmi parte integrande di un rifiuto incessante. Stupide alternative mentali ad una reale esigenza di starti vicino. Non avresti capito, non ne avevi mai avuto l'interesse. Ti piaceva giocare. A me no. E così è finito tutto dentro a questo tramezzino al tonno, sbranato al tavolino del Muffin's Tea Room, in un pomeriggio uggioso di dicembre, con negli occhi solo le tue gambe, lunghissime e avare, come questa cola light. Per un attimo, con ancora il dolciastro dell'insalata in bocca, ho immaginato di essere un tuo reggiseno, l'indumento più fortunato che sia mai stato creato. Nero e col pizzo sarei rimasto abbracciato a te per tutto il giorno, ovunque ti fossi trovata, anche nella metropolitana affollata, dove nessuno si sarebbe accorto di niente. Aggrappato mammifero al tuo petto avrei assecondato ogni tuo gesto, senza protestare. Sono uscito dal bar camminando al ritmo flessuoso che genera vita e anidride carbonica attorno a te ed ero assorto contemplativo sul tuo collo, liscio e voluttuoso. Ho urtato un'anziana signora claudicante, facendole cadere a terra un sacchetto con dentro l'insalata e le uova. Ho sorriso e poi le ho chiesto scusa, ma era come se lo stessi chiededo a te e ho sentito una fitta allo stomaco. L'anziana signora mi ha gridato contro un paio di cattiverie e se n'è andata. Non trovo soluzione al nostro dedalo, senza che ci sia qualcuno che mi urli contro..." (Richard Blessom, Improbabili impressioni)
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