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mercoledì, novembre 28, 2001


forse mi sono solo un po' esaltata, solo un po', ma credo non si veda nè si senta un granchè... lasciatemi il mio momento esaltato, lampi, tuoni ed effervescenza a go-go, rotolini di marmellata che stuzzicano il palato... un breve momento innocuo, che non pesa nè fa rumore, consumato entro quattro mura, ma pur sempre saltellante... a tutti è concesso un passo falso, un eccessivo entusiasmo, una sgambata fuori misura, e non per questo succede nulla di irreparabile o si incrinano rapporti o situazioni di vario genere. non è sempre un colpevolizzarsi, perchè, sommariamente detto, è nella natura umana esaltarsi. è buffo, anche. un'impennata d'umore, sebbene sbrindellata dalla noia, è pur sempre iun'impennata, e audrey sarebbe contenta di sentirlo dire. a chi non capita di pensare che si potrebbe, che sarebbe del caso, anche solo per un giorno, mentre tutto fuori è costantemente distratto e racchiuso nel rombo produttivo. vi sarete sentiti almeno per un momento capaci, in grado, o come si dice, potenzialmente soddisfacenti. e poi, al solito, manca la fase cruciale, quella della validazione, del testaggio, con bollatura e certificazione. mi manca sempre quest'ultima fase e ne avrei bisogno, per cambiare un po' di cose, per disarmare quest'inutile paura di provare. e dopo tutto sarei pronta, questo è il fatto curioso! il saggio insegna la compostezza preziosa dell'accontentarsi dell'entusiasmo, della potenzialità, delle idee che circolano senza far rumore. poi però questa composytezza si rompe. senza avvisare che tornerà tardi e con poche scuse, ecco che scappa la mano e si combina l'esaltazione, il gesto formica che suscita imbarazzi e commenti. non posso farci niente, mi nausea l'ipocrisia, l'indifferenza e la misoginia. a parole è facilissimo, ne prendo atto e chiedo venia, ma non si può sempre agire e punto. servono anche le parole, i discorsi, le pianificazioni, le proposte, le botte di testa o, se preferite, le pazzie. adoro questa frase: fare una pazzia. le parole, da sole possono tanto, e qui ce ne sarebbe da dire... e pensare che con quelle, con le parole, ho ricamato decenni senza quasi rendermene conto. merletti grammaticali su e giù per capelli e ciglia, per decenni, dietro alle tendine delle finestre, sempre lì dietro, gommosa gommosa, ma pur sempre lì dietro. un'emily dickinson in affitto, dopo quasi due secoli, un'usufrutto di personalità. che devo dire? devo scusarmi? perchè c'è pigrizia e noia? devo scusarmi io perchè pecco d'insolenza? ma io rido, perchè è vita, perchè scocciare significa essere vivi e mai potrò scusarmi di essere viva, soprattutto dopo aver ricamato parole dietro le tendine per anni. Insomma, mi si perdoni l'intraprendenza, ma al mondo, come diceva la nonna bisa di casa ravaioli, c'è posto per tutti e forse, certa gente, è dov'è perchè di posto ce n'è troppo. cominciamo a spartire equamente, ad essere coerenti, a guardarci per come davvero siamo senza aggrapparci agli abitini che fanno le maschere indossate da tutti, ogni giorno, santo o peccatore che sia. rido e mi abbandono all'eccesso di un'esaltazione brillante come uno scarabeo metallizzato. la giornata è finita: dodici ore e l'esaltazione sarà scomparsa. nessuno ne avrà sofferto, e tornerò ai miei merletti, ma che corse ho fatto. aaaaah! avete mai sentito il sospiro di sollievo dei bimbi dopo che hanno riso a crepapelle per ore? ecco, sospiro così, ossigenata e stanca. tutto è un feroce grafico di umori, conquiste e negatività. questo picco punge la schiena, ma sto già scendendo.


 


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Immagine di bimbo che saluta. Ciao e a presto!

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